domenica, 15 febbraio 2009
Ennesimo caso di violenza: alle donne non basta più essere accompagnate,tanto ormai se la prendono anche con le coppie.
Lui viene picchiato e immobilizzato, lei violentata. E’ successo anche ieri, nuovamente a Roma (ma Alemanno non aveva garantito un salto di qualità nella sicurezza? Non ricordo di aver mai letto di tanti stupri nella capitale…). Stavolta le vittime sono due ragazzini: 14 anni lei, 16 lui. Aggrediti in pieno giorno, vicino a un parco.
E i giornali, stamattina, di cosa parlano? Della nazionalità degli aggressori.Come se fosse questa l’unica cosa importante!!!! Stando a “La Repubblica” il ragazzo aggredito avrebbe detto che i criminali parlavano “arabo”, mentre il questore avrebbe riferito al sindaco Alemanno che “avevano un forte accento dell’Est”.
Tutti gli altri giornali dimenticano l’arabo e riferiscono solo dell’accento dell’Est, perché Alemanno ha già annunciato che la settimana prossima farà “bonificare gli accampamenti rom”.
Insomma,il nostalgico del saluto romano ha trovato un nuovo appiglio per buttar giù qualche baracca e mettere in mezzo alla strada un po’ di gente,compresa ovviamente quella che non ha mai fatto male a nessuno.
Se poi quelli erano davvero arabi e i rom non c’entravano nulla, pazienza; l’importante è fare scena.
Ma quando la finiremo con questa inesistente equazione stupro=stranieri?????
A fronte di un caso che finisce sui giornali e che vede coinvolti degli asociali sbandati provenienti da altri mondi e da altre culture, ce ne sono mille - ignorati -ogni giorno che vedono coinvolti italianissimi bastardi che perpetrano violenza soprattutto tra le mura domestiche.
Contro questi, non solo non si fa nulla: non se ne parla neppure.
Quasi come se picchiare o violentare regolarmente mogli e figlie, dopotutto, fosse solo un’espansione un po’ meno carina, ma in fondo non del tutto condannabile, del diritto coniugale o della patria potestà.
Finché si confonderanno violenza e nazionalità si continuerà a pensare che basti“rimandare a casa loro” gli immigrati - anche quelli che non hanno mai fatto niente di male a nessuno - per risolvere il problema: e invece no, non basta affatto.
La tolleranza zero va esercitata contro chiunque pensi di poter prevaricare il sesso femminile anziché avere un rapporto paritario e di reciproco rispetto: devono finire in galera - e restarci - tutti gli uomini che si impongono sulle donne con la forza. Vanno aiutate e sostenute le migliaia di donne che tacciono per paura, perché hanno problemi economici, perché senza i loro aguzzini non saprebbero più come mangiare e dar da mangiare ai loro figli.
Vanno aiutate economicamente, vanno inserite nel mondo del lavoro, perché altrimenti continueranno a tacere, sentendosi in trappola; perché la libertà dalla violenza maschile si tradurrebbe in disperazione per la propria sorte.
Se invece di investire denaro pubblico solo nella caccia allo straniero si pensasse a creare programmi di sostegno e reinserimento per le donne vittime di violenza in casa propria,forse si otterrebbero risultati rilevanti; le dichiarazioni razziste e deliranti(come quelle sulla castrazione chimica della Lega) sono i soliti “spot” politici che tendono a deviare l’opinione pubblica dal vero problema.
E’ ovvio che i delinquenti che girano per strada vanno identificati e arrestati; ma quelli sono solo la punta di un iceberg molto più complesso che i nostri politici non solo non affrontano alla radice, ma fingono addirittura di ignorare.
Così, come al solito, si induce la gente a guardare la pagliuzza dell’occhio degli stranieri e a non guardare la trave “made in italy” che magari sta dentro casa nostra, o in quella del nostro vicino.
Si fanno i raid contro i negozi regolari di stranieri onesti, che lavorano e non violentano nessuno; e magari, rientrando a casa tutti soddisfatti del proprio operato di “giustizieri”, si sente qualcuno piangere dietro la porta accanto.
Ma lì vivono degli italiani, e allora si fa finta di non sentire.
domenica, 15 febbraio 2009
IL 22 FEBBRAIO 1980 , Valerio Verbano, compagno di AUTONOMIA OPERAIA veniva ucciso dai fascisti,davanti agli occhi della mamma e del papà,dopo 29 anni i compagni non dimenticano...
Valerio Verbano, studente del Liceo Archimede di Roma, vicino ai collettivi autonomi nel quartiere Montesacro e Valmelaina-Tufello, viene assassinato il 22 febbraio 1980 dai fascisti dei NAR, nella propria abitazione e di fronte ai propri genitori.
La spiegazione del suo assassinio è contenuta in un dossier che Valerio aveva redatto dopo mesi di controinchiesta militante sulle attività dei fascisti della destra romana,dal quale emersero chiari e inequivocabili collegamenti tra questi, la malavita romana,le forze di Polizia e degli apparati dello Stato,la magistratura.
Sebbene molti ci abbiano provato, la sua morte non può essere spiegata come il frutto di una guerra tra bande di giovani dalle differenti idee politiche. La sua morte ha spiegazioni che sono contenute tutte nel dossier e nel ruolo che hanno avuto i fascisti in Italia dal dopoguerra ad oggi.
Stragi impunite,tentativi di colpi di stato,attentati,aggressioni di fronte alle scuole e nei posti di lavoro,connivenze con la malavita organizzata. Strumento dei padroni per contenere le rivendicazioni operaie nel corso del ventennio, negli anni del dopoguerra i fascisti sono stati il braccio armato dello stato per fermare le lotte nelle scuole, nei quartieri,nelle fabbriche.
Quel tempo appare lontano. 29 sono gli anni trascorsi dall’assassinio di Valerio. Patrimonio di milioni di persone,ora la memoria storica rischia di sparire,messa all’angolo dall’angoscia quotidiana di chi tenta di sbarcare il lunario,stritolato tra un lavoro precario, un affitto insostenibile, un mutuo quarantennale,un posto di lavoro perso o mai avuto.
Eppure i fascisti sono tra noi: al Governo,titolari di leggi repressive e d’interesse personale; a negare l’Olocausto e a invocare i forni; nelle scuole, a riscrivere i libri di storia; dinanzi ai consultori,ad insidiare la libertà e le conquiste delle donne.
Sono tra noi,e non si vergognano di chiedere la pensione per quei boia repubblichini che tanti crimini commisero al fianco dei tedeschi invasori,crimini per cui la città di Roma pagò un prezzo altissimo con la strage delle Fosse Ardeatine,la deportazione degli Ebrei del Ghetto,i rastrellamenti al Quadraro.
Sono tra noi,complice anche una sinistra istituzionale che nel corso degli anni ha fatto di tutto per cercare una pacificazione impossibile,promuovendo al contempo politiche per smantellare lo stato sociale. Sono nei nostri quartieri,dove da mesi ormai si ripetono aggressioni e accoltellamenti nei confronti di giovani “colpevoli” di frequentare i luoghi della sinistra, rifiutare un volantino, leggere il giornale “sbagliato”.
Il 22 Febbraio 2009 è una data importante. Non solo un anniversario, ma anche un modo per rivendicare quella memoria che molti sembrano aver dimenticato, per rammentare che il ruolo dei fascisti è quello becero della difesa degli interessi dei padroni e che i loro valori sono quelli della sopraffazione e della discriminazione.
http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo.aspx?id=781
a questo link è possibile documentarsi un poco sulla storia di Valerio Verbano
Per chi potrà esserci L'APPUNTAMENTO è a Roma in via Monte Bianco,dove sotto la casa di Valerio ci sarà un presido dalle 15:00 alle 18:00 il giorno 22 febbraio.
VALERIO E' VIVO E LOTTA INSIEME A NOI !!!
sabato, 14 febbraio 2009
Nella giornata di giovedì 12-02, l’Hupac di Busto Arsizio, ha comunicato ad alcuni lavoratori, il loro licenziamento.
“Con la presente le comunichiamo che per ragioni inerenti l’attività e l’organizzazione del lavoro aziendale, consistenti nella soppressione del reparto e del posto cui lei è addetto, ci vediamo costretti a privarci della sua collaborazione. Pertanto, non potendo utilizzare la sua prestazione in mansioni uguali o equivalenti, il rapporto di lavoro con lei si intende risolto a far data dal ricevimento della presente.”
Non contenti di ciò, oggi l’Amministratore Delegato F.Crivelli e il Direttore S.Crespi, hanno convocato i lavoratori a contratto a termine, per comunicargli il loro licenziamento.
All’Hupac di Busto Arsizio, che occupa circa 240 lavoratori, solo un mese fa è stato sottoscritto un accordo per l’eliminazione del 6x6 e l’introduzione del ciclo lavorativo su tre turni giornalieri, con dichiarazioni aziendali del mantenimento dei livelli occupazionali.
Inoltre, sempre poche settimane fa, si sono siglati gli accordi per la regolarizzazione delle ferie e per il riconoscimento dei premi aziendali.
Appare quindi evidente, che i responsabili aziendali, vogliono a tutti i costi imporre ai lavoratori la logica del terrore e del fatto compiuto, fregandosene delle rsu e dei sindacati, ma soprattutto licenziano i lavoratori, quando, anche a fronde di eventuali difficoltà aziendali, è possibile utilizzare anche per la logistica gli ammortizzatori sociali.
Ci sorge quindi il dubbio che la direzione Hupac di Busto A., sollecitata dall’Associazione Industriale, voglia a tutti i costi lo scontro, per dare l’esempio.
Il Gruppo Hupac ha chiuso il 2008 con una crescita dell’1,8% dei traffici (sole 24 ore).
Gallarate 12-02-2009
Associazione Lavoratori Cobas – Cub Trasporti
sabato, 14 febbraio 2009
Erano In 700.000 per riaffermare la dignità del lavoro e dei lavoratori, contro le divisioni nel sindacato, le divisioni nella sinistra, ma anche le divisioni "tra Nord e Sud, giovani e anziani, nativi e migranti". E per riaffermare i valori della Costituzione, a cominciare da quell'art.1 che esordisce definendo l'Italia "una Repubblica democratica fondata sul lavoro". E' per questo che i metalmeccanici della Fiom e i lavoratori della Funzione pubblica Cgil sono scesi oggi in piazza. Il pubblico accanto al privato, un abbinamento che i vecchi sindacalisti considerano "stravagante", ma che hanno accettato senza problemi come un'alleanza necessaria, in tempi di crisi, e di contrasti sempre più forti con Cisl e Uil, che hanno portato alla firma separata sull'accordo per la riforma del modello contrattuale.
Hanno aderito allo sciopero come partiti l'Italia dei Valori, il Prc, i Verdi e la Sinistra Democratica. "L'Idv - ha spiegato in una nota Antonio Di Pietro - è oggi in piazza al fianco dei lavoratori, i primi a pagare le scelte sbagliate del governo Berlusconi in materia economica". "Rifondazione come partito c'era e convintamente", ha sottolineato il segretario del Prc Paolo Ferrero al termine del corteo.
I rapporti con Cisl e Uil che accusano ingiustamente la cgil di dividere il paese. L'unità è stata lo slogan di tutta la manifestazione. Intanto tra pubblico e privato: dipendenti pubblici e metalmeccanici sono apparsi convinti alleati, a fronte dell'isolamento nel quale la Cgil si trova dopo la mancata firma dell'accordo sui contratti. Isolamento che è da imputare al governo, accusa il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani: "Avevamo chiesto al governo di aumentare la tassazione sopra i 150.000 euro per sostenere i redditi più deboli, come è stato fatto in Gran Bretagna. Pensavamo che, nel pieno della crisi, si potesse fare un passo verso la solidarietà. E invece il governo non l'ha fatto, e ha lavorato a favore di un accordo separato. Senza l'intervento del governo quell'accordo non sarebbe stato firmato".
Il colpo d'occhio in piazza San Giovanni era notevole: decine di migliaia di persone, con slogan,striscioni e bandiere. I metalmeccanici di Pomigliano, ancora furiosi con la polizia che qualche giorno fa li ha caricati nel corso di una manifestazione, e che quasi hanno rischiato di nuovo lo scontro con le forze dell'ordine.
I dipendenti delle acciaierie di Terni, delle piccole imprese manufatturiere della Toscana, i precari delle Asl siciliane che hanno ribadito con orgoglio dal palco il loro no alla denuncia degli immigrati clandestini, anche in una Regione nel quale il lavoro è un lusso, e chi ha uno stipendio anche minimo è più ricattabile che altrove.
Crisi e Costituzione. Il segretario della Fiom Gianni Rinaldini e quello della Funzione Pubblica Carlo Podda hanno ribadito nei loro interventi conclusivi la necessità di un piano anticrisi, "perché il peggio deve ancora venire". E Podda ha lanciato una proposta: "Perché non aggiungere nella dichiarazione dei redditi di quest'anno una quarta casella all'8 per mille, per dare la possibilità di destinarlo al Fondo Inps per gli ammortizzatori sociali?". Mentre Rinaldini ha chiesto "un intervento che costruisca una rete di protezione sociale, estendendo gli ammortizzatori a tutti e conservando il posto di lavoro". E ha aggiunto: "Ci dicono che questo costa. Come è possibile che si trovano risorse per salvare le banche, l'Alitalia e la finanza e quando si deve intervenire sui lavoratori non ci sono?".
Dalla manifestazione è anche emersa con forza anche l'esigenza di rifondare l'Italia a partire dai valori costituzionali, quei valori che il premier Silvio Berlusconi ha bollato alcuni giorni fa come di stampo 'sovietico': "Mi sembra che il premier abbia parlato di Costituzione sovietica - ha rivendicato Epifani dal palco - anche se il giorno dopo ha detto che non era vero. Possiamo chiedere al presidente del Consiglio, che ha giurato sulla Costituzione, di dire che è anche la sua?". Quei valori "li difenderemo con le unghie e con i denti, non solo per il rispetto del passato ma anche perché accompagnino i giovani nel futuro del Paese".
postato da: orgogliooperaio alle ore 14:10 |
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2009
giovedì, 12 febbraio 2009
Lo sciopero di domani venerdi 13 febbraio è molto importante,perchè va in difesa dei diritti dei lavoratori, dei precari e degli anziani. Ma anche a sostegno della Costituzione e delle regole democratiche che il governo tenta di stracciare. Sostenendo lo sciopero generale e la manifestazione nazionale a Roma della Fiom e della Funzione pubblica di domani, sindacati e lavoratori scenderanno in piazza per protestare contro le politiche del governo e vogliono mettere in evidenza che c'è un'emergenza sociale provocata dalla crisi industriale. Non si risponde alle sacrosante proteste dei lavoratori con la polizia: «il malessere sociale può esplodere».
Il segretario della Cgil mette fine alle indiscrezione sulla sua possibile uscita dal sindacato per candidarsi con il Pd alle europee: «Non ci sono le condizioni. Sotto l'incalzare della crisi, in conseguenza dell'accordo separato sui contratti, resto al mio posto per proseguire la mobilitazione contro la politica di Berlusconi. Sono al servizio dei lavoratori, dei precari e degli anziani. Cioè della parte migliore del paese».
mercoledì, 11 febbraio 2009
La polizia, ha iniziato in mattinata lo sgombero degli operai che da mesi presidiano lo stabilimento della Insse presse di via Rubattino 81 a Milano.
L'atmosfera si è subito surriscaldata e tafferugli sono esplosi tra operai e forze dell'ordine.
Le forze dell’ordine che picchiano degli operai per permettere al proprietario dell’azienda di portar via dei macchinari lasciando così senza lavoro 49 famiglie: questo è quello che chi era li poteva vedere questa mattina all’alba di fronte alla Innse.
Queste scene dovrebbero appartenere ormai ad un lontano passato o ai documentari cinematografici,scenari simili,oggi,sono una vergogna per uno Stato come il nostro fondato sul lavoro!!!
Il consigliere regionale del Prc Luciano Muhlbauer parla di una carica dei carabinieri assolutamente indiscriminata durante la quale sono stati presi a manganellate sulla testa gli operai, un sindacalista della Fiom nonchè lui stesso, nonostante la sua qualifica di Consigliere regionale fosse conosciuta dai responsabili di piazza.
Quello che è accaduto alla Innse è gravissimo. È il segno della volontà di mettere a tacere, con la violenza,i lavoratori. È il segno della volontà di piegare chi in questo paese si oppone alla logica della chiusura degli stabilimenti e dei licenziamenti. La Fiom di Milano si è subito schierata con i lavoratori, con gli operai della Innse,con chi difende il proprio posto e la propria dignità».
A questo punto è logico capire che gli interessi dell’azienda sono altrove perché le basta rottamare i macchinari per guadagnarci. "Genta s.p.a."(questo "signore" che qualche anno fa veniva indicato dall'onorevole Leghista Castelli,come un ottimo imprenditore) però non è la prima a ubbidire alla legge del profitto (meglio se facile, e veloce).
Certo, a raccontarla tutta, lo fa in modo spregiudicato visto che pochi anni fa ha acquistato la Innse a un prezzo di favore proprio per salvaguardare i posti di lavoro. Un approfittatore? Il termine è azzeccato, ma non si può guardare a questi cavilli quando in gioco c’è l’economia del paese.
Certo, a raccontarla tutta, "Aedes immobiliare", proprietaria del terreno, renderebbe i suoi bilanci meno fallimentari se l’area Innse passasse da industriale a edificabile. Questa è speculazione edilizia? Indovinato e servirà a maggiorare ulteriormente i prezzi delle abitazioni. Pensate quanto tutto questo contribuirà a far girare l’economia!!!!????
Dall’altra parte della bilancia ci sono una cinquantina di operai e impiegati a spasso. Però alcuni sono pensionabili e gli altri hanno una notevole professionalità da far valere. Probabilmente non resteranno senza lavoro a lungo e comunque la mobilità è un onere che grava su tutta la società e consente di far volare l’economia ... evviva!
Dunque una storia scontata che, come nei peggiori romanzi,alla terza riga si sa già come finirà .... Ma questa volta i protagonisti hanno scompigliato il risultato previsto, hanno preso in mano la loro storia e stanno cercando di riscrivere la trama. Illusi? Forse, ma per quanto assurdo possa sembrare, incontrare questi operai e frequentare il presidio di una fabbrica in dismissione è la cosa che negli ultimi tempi è riuscita a darmi più energia e speranza.
E allora parliamo di questi operai Un po’ diffidenti, un po’ prevenuti. Molto selettivi, prendono alla lettera il motto “non dare perle ai porci”. Scoprire che esistono è già una lunga caccia al tesoro. Ma per capirli veramente bisogna fare un passo ulteriore, dimenticare l’approccio mordi e fuggi, creare una relazione, raccontarsi e soprattutto lasciare che si raccontino.
E’ qualcosa di veramente lontano dal pragmatismo politico odierno, qualcosa che parla ancora di diritti,giustizia e lo fa a testa alta,con l’orgoglio di chi non deve dimostrare nulla perché sa bene quanto vale e la cocciutaggine di chi ha ragione e una coerenza da lasciare senza fiato.
Insomma un lumicino che scalda il cuore,in questo periodo freddo e nebbioso. Da una parte la loro storia che spiega le radici da cui sono partiti, dall’altra gli obiettivi da raggiungere insieme.
Fra questi:8 mesi di lotta,solidarietà e lavoro autogestito. La coscienza di essere arrivati al limite della sopportazione e di dover cambiare qualcosa nei rapporti di forza. Un punto da cui ripartire per parlare di interessi comuni, di ideali e utopie.
Trattando senza mai abbassare la guardia e con grande pazienza a dispetto delle difficoltà e nonostante ci si senta poco sostenuti. Tutto questo non è una bazzeccola, ma un seme prezioso che in ogni caso sono convinto darà i suoi frutti.
SOLIDARIETA' AGLI OPERAI INSSE PRESSE
mercoledì, 11 febbraio 2009
Oggi 10 febbraio 2009 è stato commemorato il "Giorno del ricordo",per ricordare i martiri delle foibe,che come giustamente dice il nostro presidente della repubblica Napolitano è mancato per troppo tempo, ma tutto ciò non ha nulla a che vedere col revisionismo storico, col revanscismo e col nazionalismo.
In tempi come questi fatti di millantatori,opportunisti e totalitaristi della propaganda politica,troppo spesso la storia e ahimè le tragedie delle persone sono strumento di lotta politica, perché per controllare il presente si rende necessario appropriarsi del passato.
Voglio fare anche qualche riflessione su questa giornata perché penso che la memoria storica deve essere un ingranaggio da “proteggere dalla ruggine e dalle menzogne” in modo collettivo.
La tesi alla base della Giornata del Ricordo è che, alla fine della Seconda guerra mondiale, sconfitti gli eserciti fascisti e nazisti che occupavano le regioni di frontiera tra Italia e Jugoslavia, i partigiani jugoslavi operarono una scientifica pulizia etnica italiana. Migliaia di cittadini di lingua e cultura italiana, per il solo fatto di essere tali, sarebbero stati buttati nelle foibe oppure espulsi dalle loro terre.
Quello che però questa ricostruzione tace volutamente è che gran parte degli italiani uccisi erano o rappresentanti diretti del governo e dell’esercito occupante italiano, funzionari o imprenditori al servizio delle amministrazioni fasciste.
In sostanza i responsabili diretti di un’occupazione coloniale che, dal 1920 al 1945,uccise 200.000 civili in Slovenia, «Provincia del Carnaro», Dalmazia, Bocche di Cattaro e Montenegro; assassinò decine di antifascisti italiani; abolì le scuole, la lingua, i giornali della popolazione slovena e croata; deportò ed infoibò quanti si ribellavano. E’ in questo contesto che va inserita la vicenda delle foibe.
Non una vendetta etnica quindi, ma il tragico e logico risultato di decenni di occupazione coloniale e di repressione contro slavi e oppositori politici.
Oggi, a distanza di più di 60 anni dalla sconfitta del regime totalitario fascista assisto con preoccupazione al tentativo di assolvere il fascismo e screditare quanti hanno dato la vita per la libertà di tutti noi.
Così il fascismo viene ricordato, soprattutto dai giovanissimi, per le bonifiche, la costruzione di strade, l’industrializzazione, l’istituzione dello stato sociale dimenticando colpevolmente che tutto questo fu portato avanti reprimendo,uccidendo, perseguitando.
Furono sciolti i sindacati e le organizzazioni della classe operaia, negato il diritto di sciopero,migliaia di cittadini “non allineati” sparirono nelle mani della polizia fascista, furono istituite le leggi razziali e i campi di concentramento in cui, dal 1940, morirono migliaia di oppositori politici, ebrei, rom e jugoslavi. Il fascismo soffocò nel sangue le lotte operaie di quegli anni e per questo suo “utilissimo servizio” fu largamente sostenuto dalle forze capitaliste reazionarie, industriali e proprietari terrieri in primis.
Quel buco nero della storia è stato sconfitto grazie alla Resistenza di uomini e donne che hanno lottato dando spesso la vita.
Chi oggi tenta di riscrivere la storia facendo passare i repubblichini per poveri martiri e i partigiani come feroci assassini contribuisce colpevolmente a creare terreno fertile per le sempre più numerose sfilate in camicia nera, saluti romani e gli episodi di violenza squadrista ai danni di immigrati e attivisti di sinistra. Ci hanno sempre provato i nostalgici dell’olio di ricino della destra che da qualche anno gongolano per la disponibilità incondizionata di parte del centro-sinistra.
Se così è, la memoria storica ed il suo esercizio collettivo sono più che mai importanti per contrastare questo tentativo di mettere sullo stesso piano oppressi ed oppressori e per mettere in evidenza come molti aspetti repressivi del fascsismo e delle forze capitalistiche e reazionarie di allora abbiamo molti aspetti di preoccupante congruenza con il governo di oggi!!!!!!!
sabato, 07 febbraio 2009
La crisi li sta travolgendo,fabbriche ferme ed operai verso la miseria.
Il sistema fondato sul profitto fa bancarotta, l’occasione per superarlo può essere
messa all’ordine del giorno. Se non ora quando? Coloro che sono stati sfruttati fino
alla morte per spingere la produzione alle estreme conseguenze ora dovrebbero
morire di fame perché le stesse merci prodotte e i capitali accumulati non trovano più mercati per essere assorbiti a livelli di profitto adeguati. Una spirale maledetta che va spezzata.
Chi lo potrà fare se non gli operai stessi? Coloro che sono costretti a seguire
il ciclo economico e pagarne, in ogni fase, le conseguenze: al limite della sussistenza quando tutti si arricchiscono, nella miseria nera quando le classi intermedie, transitoriamente, perdono qualche privilegio.
Fino ad ieri “lavorate lavorate, di giorno e di notte, flessibili e con pochi soldi”. Oggi,domani e dopodomani “fermatevi, finite in mezzo ad una strada, vivete con il miserabile sussidio di disoccupazione, avete prodotto troppo e il mercato è saturo”.
Operai salutiamo con piacere la grande crisi, benvenuta. La macchina si è rotta,
vogliono farcela spingere a mano, è tempo di demolirla.
Operai possiamo affrontare la crisi con le solite fallite illusioni su un capitalismo
riformato,gestito con regole trasparenti? Ma non era una grande riforma la finanza
d’assalto, non era forse la regola che tutti perseguivano quella di fare soldi attraverso i soldi? Non era una regola assoluta quella che lo Stato non doveva intervenire nel mercato?
Per salvare il capitale industriale e finanziario sono disposti a mandare in rovina
l’intera società, per salvare padroni e banchieri rovineranno prima di tutti gli operai e gli strati più poveri del lavoro a salario.
Ormai la denuncia degli effetti della crisi è diventato un lamento, pochi hanno il
coraggio di dire la verità: bisogna liberarsi di questo sistema, bisogna puntare dritti ad un nuovo modo di produzione e di scambio che può sorgere solo dal superamento del loro modo di produzione. Il modo di produzione e di scambio fondato sul profitto è in crisi per contraddizioni proprie, la crisi non può essere attribuita a nessuna causa“esterna”.
Eminenti economisti mettono le mani avanti, il capitalismo dopo questa crisi non sarà
più quello di prima. Sarà peggio o non sarà. Uscirono dalla crisi del 1907 con la
prima guerra mondiale, operai alla fame o morti nelle trincee, superarono la crisi del 1929 con la seconda guerra mondiale, una distruzione di macchine ed uomini
incalcolabile.
Operai, non possiamo affrontare la crisi isolati gli uni dagli altri, divisi per etnie, per nazioni, dobbiamo costituirci in classe internazionale, siamo una classe
internazionale.
Ma nessuna classe può imporsi sulla scena politica se non ha un proprio partito e qui usiamo il termine partito in senso del tutto diverso rispetto ai partiti politici che conosciamo, elettorali e parlamentari.
La forma partito che si daranno gli operai sarà una formazione completamente diversa, da inventare ex novo.
Ma non ci mancheranno sia la forza, sia l’intelligenza. Gli operai hanno bisogno di un partito indipendente, separato da tutti gli altri, un partito politico proprio. La grande crisi è la condizione in cui esso diventa realmente possibile.
Il partito degli operai non si costruisce da un momento all’altro, non ha potenti mezzi finanziari, non ha dirigenti belli e pronti sfornati dalle scuole alte, il partito della classe oppressa si forma faticosamente, per la necessità materiale di non farsi schiacciare, per la necessità di insorgere contro una vita da schiavi. Naturalmente non è il salotto, ma la fabbrica, il luogo di lavoro, il terreno in cui si costituisce, si organizza.
L’ indipendenza degli operai diventa matura quando tutti gli altri partiti
d’opposizione dimostrano di non avere più risposte, dimostrano di stare comunque
nel sistema e per il sistema, per quanto siano critici e si definiscano riformatori. Il partito operaio è prodotto da un movimento reale attraverso il quale gli operai stessi si costituiscono in classe e con ciò in una propria organizzazione politica. A questa costituzione è chiamato qualunque operaio che vede nella crisi il fallimento di un sistema che lo ha spremuto fino all’osso, qualunque operaio che ha capito che questo sistema può e deve essere superato, qualunque operaio che si senta parte di una classe di schiavi che si vuol liberare.
A questi operai chiediamo di intervenire e contribuire a preparare un’assemblea
generale. Il primo passo: organizzare localmente riunioni fra operai delle fabbriche e militanti. Gli operai promotori sono disponibili a partecipare direttamente alle
iniziative. Colleghiamoci.
La crisi si abbatterà terribile, non c’è più tempo da perdere.
I promotori:
Donato Auria, operaio licenziato alla Fiat di Melfi
Francesco Ferrentino, operaio rsu Flmu CUB licenziato alla Fiat di Melfi
Enzo Acerenza, operaio rsu Fiom alla INNSE Presse di Milano
Massimo Merlo rsu Fim alla INNSE Presse di Milano
Peppe Ianaccone, operaio della Fiat Avio Pomigliano
Francesco Ficiarà, operaio della Fiat New Holland di Modena
Giuliano Cocco, operaio della Terim di Modena
Francesco Galloro, operaio rsu Fiom Jabil Cassina de Pecchi (Mi)
Rosario Schettino, rsu Fiom Ansaldo Camozzi Milano
Luigi Esposito, operaio Comitato contro l’amianto ex Falck Sesto San Giovanni (Mi)
Tonino Innocenti, operaio licenziato alla Fiat di Melfi
Massimo Pignone, operaio della Italtractor di Potenza
Per incontri, riunioni, contatti o chiarimenti scrivete alla mail:
solidarietaoperaia@gmail.com
oppure telefonate a: 333 2277438
sabato, 07 febbraio 2009
Mille operai della Fiat di Pomigliano d’Arco (Napoli), hanno fatto sentire la loro voce per tutta la giornata di giovedi 5 febbraio, contro la cassa integrazione in cui sono stati collocati (in cinquemila, più altri ottomila dell’indotto) da luglio dello scorso anno. Una protesta dura, iniziata davanti ai cancelli dello stabilimento di Pomigliano, con una assemblea e proseguita con le occupazioni di strade statali e autostrada.
È stata una giornata nera per il mondo operaio: cariche della polizia, qualche ferito e sei manifestanti portati al commissariato di Acerra per l’identificazione e poi tutti rilasciati.
Per loro, però, è scattata la denuncia a piede libero per manifestazione non autorizzata, resistenza a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio.
Tra loro anche un delegato sindacale della Fiat di Pomigliano d’Arco.
Le nubi scure che si addensano sul rinnovato stabilimento della casa torinese, non lasciano presagire tempi migliori. Rammaricato per lo sviluppo da cronaca nera, che ha dovuto subire la protesta degli operai Fiat è Gerardo Giannone, della Rsu Fim: «Noi rivendichiamo solamente il nostro diritto a esistere e a lavorare. Siamo la parte sana della società. Siamo quelli che pagano le tasse per primi e osservano la legge».
Preoccupata per il mantenimento del posto di lavoro, anche se «retribuito con soli milleduecento euro al mese», è Luisa, 51 anni, tre figli e un marito disoccupato. Anche lei sfila in corteo con i mille. Ma, lungo il percorso che li separava dall’Autosole (oltre 15 chilometri), il numero dei partecipanti si è fortemente assottigliato.
Il momento clou della protesta è stato allo svincolo della A1: centinaia di manifestanti sono riusciti ad aggirare la barriera di poliziotti e a invadere la carreggiata autostradale. Poi la tensione si è stemperata, e tra le forze in campo, operai da una parte e polizia dall’altra, ci sono stati anche momenti di dialogo e reciproca comprensione.
Giannone riprende dicendo:<< la Fiat ha la responsabilità di darci un piano industriale, il governo ha la responsabilità di tutelare l’economia del Mezzogiorno. È stata una protesta pacifica ma, come avevamo previsto, la tensione con la polizia è anche la conseguenza di una esasperazione che da tempo il sindacato sta segnalando».
Io,assime a molti lavoratori sparsi per tutto il nord Italia esprimiamo tutta la nostra solidarietà a tutti i lavoratori della fiat di Pomigliano,che hanno manifestato in modo pacifico per la difesa dei loro posti di lavoro,per il futuro della fiat di Pomigliano e di tutto l'indotto e che in cambio sono stati brutalmente aggrediti.
mercoledì, 04 febbraio 2009
Ogni 30 secondi un bimbo africano muore di malaria: oltre 700mila piccoli sotto i 5 anni ogni anno.
Nel mondo le morti sono 1 milione l’anno, ma 9 su 10 avvengono nell’Africa sub-sahariana.
Due miliardi sono le persone già malate e 500 milioni i nuovi contagi ogni anno. Non esiste ancora un vaccino. Le multinazionali farmaceutiche sono impegnate in altre ricerche molto più remunerative.
Finalmente una buona notizia dall’industria farmaceutica alternativa. A partire dal primo marzo verrà lanciato sul mercato un vaccino contro la malaria davvero rivoluzionario. Non per il principio attivo o per gli effetti, quanto piuttosto per il suo prezzo. Questo è il primo vaccino anti-malarico realizzato senza fini di lucro. Costerà solamente un dollaro e permetterà anche ai paesi con poche risorse economiche di vaccinare la popolazione.
Il farmaco non ha brevetto, chiunque lo può copiare e non si cerca di trarne profitto. Il vaccino si chiama Asaq ed è stato realizzato in collaborazione tra la Drugs for Neglected Diseases Initiative, ente fondato da Medici Senza Frontiere e il laboratorio farmaceutico francese Sanofi-Aventis. Il prezzo di questo vaccino non dovrebbe superare il dollaro per gli adulti, mentre per i bambini costerà la metà.
Il Dndi da anni si propone di garantire ai più deboli l’accesso ai medicinali e di dare una risposta concreta verso quelle malattie spesso dimenticate dalle grandi ditte farmaceutiche. Tra queste la malaria che non colpisce più i paesi sviluppati, ma solamente quelli disagiati. Il lancio di questo nuovo vaccino potrebbe cambiare molte cose.
La prevenzione rimane l’arma più efficace: insetticidi e zanzariere, costo pochi euro.
Pensate che un nostro parlamentare percepisce un compenso di circa 17.000 euro…
Il compenso di un mese dei nostri parlamentari, potrebbe essere sufficiente, a vaccinare circa 17.000.000 di bambini, a dare loro insetticidi per l’uso e dotarli di zanzariere…
Ma credo, anzi ne sono certo, che non rinuncerebbero assolutamente ai loro compensi per salvare delle vite umane…è questa la realtà del nostro mondo e di fronte a questo come ad altre nefandezze che bisogna urlare forte la nostra indignazione, non una voce sola, ma la voce di tutta la gente sensibile, unita contro gli orrori del mondo, orrori causati dall’egoismo viscido e squallido degli amministratori del mondo. PROPONIAMO alla nostra CASTA (destra, centro e sinistra) di rinunciare ai loro compensi per un anno, (tra l’altro stanno già bene a causa dei loro affari privati) qualche risultato si otterrebbe.
MA SONO SICURO CHE NON FAREBBERO NULLA DI TUTTO QUESTO, PERCHE’ SONO VISCIDI LERCI ED EGOISTI, HANNO UN SOLO CREDO: IL LORO PROFITTO!!!!!
E sono sicuro anche che qualcuno di voi che leggerà penserà: sono lotte e speranze impossibili queste, non serve a niente è inutile…etc.etc..
Io rispondo: è impossibile solo ciò che non si vuole fare veramente!!!! Ed io non voglio sentirmi responsabile di tutto questo, io continuerò a gridare forte fino a che mi resta voce…e forse non arriverò a nulla, ma almeno IO VOGLIO PROVARCI!!!!!!